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Cómo estudiar sus tarjetas

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AUTOFOCUS SINGOLO (AF-S)
AUTOFOCUS SINGOLO (AF-S)
È la modalità migliore per soggetti statici.
L’autofocus blocca la distanza di messa a fuoco non appena ha agganciato il bersaglio. Il led verde circolare nel mirino conferma che è stata trovata la messa a fuoco.
AUTOFOCUS CONTINUO (AF-C)
(AF-C)
Il migliore per soggetti in movimento. Premi a metà il pulsante di scatto e il sistema autofocus comincia a seguire il soggetto. Il sistema cerca di prevedere il percorso del soggetto continuando a seguirlo anche dopo lo scatto, in modo da ottenere maggior precisione.
AUTOFOCUS AUTO-SERVO (AF-A)
(AF-A)
Ideale per scattare con un mix di soggetti statici e in movimento, come per esempio durante un matrimonio.
La fotocamera commuterà tra AF-S e AF-C in base al rilevamento di soggetti in movimento o statici.
AF-S (singolo)
la fotocamera non permette al fotografo di scattare fino a quando il soggetto non è perfettamente a fuoco, è consilgliabile utilizzare tale modalità nel caso in cui si stia fotografando soggetti statici, tipo ritratti e nelle situazioni dove abbiamo pochissima PDC (profondità di campo)
AF-C continuo
 (continuo) in questo caso la fotocamera darà la "precedenza" allo scatto, permettendo quindi di fotografare anche quando l'indicatore di corretta messa a fuoco (un piccolo pallino verde in basso a sinistra nel mirino) non è acceso. E' una modalità molto utile per soggetti in movimento, quando si deve seguire e inseguire il soggetto; come un uccello oppure una moto!
LA PROFONDITA’ DI CAMPO





Mettendo a fuoco un soggetto in un punto ben definito, la profondità di campo (o PdC) è la parte di fotogramma che è a fuoco prima e dopo il punto di messa a fuoco.

Quindi, in base alla situazione in cui vi trovate, e dall’effetto che volete dare alla fotografia, potete scegliere se avere tutto il fotogramma a fuoco, o solo una piccola porzione. Per aumentare la profondità di campo basterà chiudere il diaframma, come mostra il pratico esempio dove il punto rosso sulla scritta EOS 550D è il punto di messa a fuoco.

Diaframma f1,8      2. Diaframma f5,6       3. Diaframma f11
Ricapitolando Diaframma
 più aperto è il diaframma più luce entrerà nel sensore, diminuendo la profondità di campo.
Viceversa più è chiuso e più profondità di campo otterremo, a scapito però della luce in entrata che sarà molta meno.



Questa fotografia è stata scattata usando un diaframma molto aperto (f2,8) per isolare il fiore dal resto dello sfondo. E’ stata anche usata un’ottica macro, che riduce ulteriormente la profondità di campo a distanze molto ravvicinate.
Questa fotografia è stata scattata usando un diaframma molto chiuso (f11) per avere tutto il fotogramma a fuoco. E’ stata inoltre usata un’ottica grandangolare.
TEMPO DI SCATTO




Un’altro modo per variare la quantità di luce in ingresso nella nostra fotocamera è di utilizzare i tempi.
Davanti al sensore c’è un meccanismo, l’otturatore, che si apre per una quantità di secondi o frazioni di secondo, ovvero per il tempo di esposizione scelto da noi, e che successivamente si chiude per non far passare più luce.

I tempi hanno una scala che parte da 30 secondi e, con incrementi di 1, 1/2 o 1/3 di stop a seconda della fotocamera e delle impostazioni, arriva a 1/4000 o 1/8000 di secondo.
Questa è un’esempio di scala con incrementi di uno stop alla volta:
Incrementare di uno stop il tempo significa anche diminuire la luce che entra nel sensore di uno stop, e quindi è come se voi aveste chiuso il diaframma di un f-stop, ma con effetti diversi.
EFFETTI DELL’UTILIZZO DEI TEMPI

I tempi vanno utilizzati con coscienza, nella giusta misura come i diaframmi, a seconda della situazione in cui ci si trova.
Ovviamente le regole sono fatte per essere infrante nel momento di bisogno, ma prima dobbiamo almeno conoscerle!



Tempi corti: vengono utilizzati prevalentemente per immortalare scene con movimento. Molte volte si è difronte a scene di bambini che corrono, auto in pista oppure delle onde che si infrangono nella scogliera. Se volete “congelare” i movimenti del soggetto in movimento vanno utilizzati tempi alti che vanno dal 1/500 fino al 1/4000 di secondo. Per fotografare una macchina in pista si potrebbe avere bisogno di 1/1000 per bloccarne il movimento, ma ad esempio per una persona che salta o dei bambini che giocano potrebbero bastare anche 1/320 – 1/500 di secondo .

Tempi medi: i tempi di scatto medi, sono utilizzati per le fotografie di ritratti o scene con poco, o nullo movimento.
Sono i tempi che userete maggiormente, e vanno solitamente da 1/30 fino a 1/250 di secondo.
Se dovete quindi fare un ritratto, di una persona che sta posando, di un animale che è fermo o sta dormendo, oppure una semplice via cittadina o un panorama montano, questi tempi vi consentiranno di ottenere un’immagine nitida, senza un notabile effetto di mosso.

Tempi lunghi: questi tempi, salvo casi eccezionali, sono da utilizzate con un supporto o una base salda dove poggiare la nostra fotocamera.
Di solito vengono utilizzati con l’ausilio di un cavalletto e un telecomando di scatto, che vi aiuteranno a mantenere immobile la vostra fotocamera, per riprendere un soggetto statico come un paesaggio, oppure creare degli effetti di mosso creativo.
I tempi lunghi, partono approssimativamente da 1/15 di secondo fino ad arrivare a 30 secondi o all’infinito.




In questo scatto ho usato tempi molto brevi, circa 1/400, e non potendo andare oltre per la scarsa luce (teatro) mi sono accontentato del leggero mosso.
SCALA DELLE SENSIBILITA’ ISO




La sensibilità ISO ha sempre fatto parte, anche nell’era dell’analogico, del triangolo dell’esposizione, solo che non era selezionabile tramite una ghiera o un bottone, bensì si doveva scegliere il rullino che avesse una sensibilità ben predefinita.
I rullini quindi avevano una definita sensibilità, rappresentati in una scala suddivisa in 1/3 di stop, che assomigliava a questa, e che altro non è che la scala delle sensibilità ISO disponibili in quasi tutti i corpi macchina digitali:

100  125  160  200  250  320  400  500  640  800  1000  1200  1600


In poche parole se da 100 passiamo a 200 ISO, aumenteremo di uno stop l’esposizione del nostro scatto, e ciò ci consente di scattare la nostra fotografia chiudendo il diaframma di uno stop mantenendo sempre la stessa esposizione.
Oggi le fotocamere di alta fascia ci consentono di arrivare fino a delle sensibilità impressionanti, e ci permettono di ottenere dei risultati notevoli anche a sensibilità ISO elevate, come 3200 o 6400 ISO, senza degradare troppo la fotografia.

LA GIUSTA SENSIBILITA’ ISO


Anche se ogni situazione ha le sue esigenze, esistono delle piccole linee guida, che secondo me sono da prendere più come un consiglio:

Nella fotografia di paesaggi e nello still life si utilizzano ISO molto bassi (100-200), perché solitamente abbiamo la possibilità di utilizzare un treppiede, e quindi possiamo allungare i tempi di scatto quanto vogliamo.

Nella fotografia di sport catturiamo azioni, movimenti, qualcosa di rapido insomma e dunque avremo bisogno solitamente di tempi veloci.
Se ad esempio vi trovate in un palazzetto dello sport dove c’è poca luce, per catturare un’immagine nitida senza mosso utilizzando tempi veloci si deve spesso alzare la sensibilità ISO, per consentirci di raggiungere una corretta esposizione, a scapito ovviamente della qualità.

Nella ritrattistica dovrete fare i conti con due metodi di scatto differenti : se scattate in studio, con dei flash o delle luci fisse che illuminano il vostro soggetto, non avrete bisogno di alzare quasi mai il valore ISO, viceversa dovrete adattarvi ad alzare il valore, se scattate all’aperto, all’imbrunire, oppure in luoghi bui senza alcuna fonte luminosa aggiuntiva.
Per fotografare le stelle, o riprendere la via lattea, si usano sensibilità ISO alte come 3200 o 6400.

Ogni genere dunque ha più o meno i suoi standard, ma ricordatevi che ogni situazione non è standard, e dovrete essere voi a valutare come usare la sensibilità ISO a vostro favore.

Ricapitolando, più alzerete la sensibilità ISO, più luce vedrà il vostro sensore a pari diaframma e tempo, aumentando però il rumore digitale del vostro fotogramma, viceversa più basso sarà il valore ISO meno luce vedrà il sensore, ma otterrete anche minor rumore digitale e quindi più dettaglio.

La corretta esposizione


L’esposizione si misura in EV (exposure value) ed è una scala che misura la luce in entrata nel nostro sensore, al variare di tempo o diaframma, a ISO 100 e con luminanza costante.

Praticamente l’esposizione è ciò che determina quando le impostazioni che stiamo usando ci consentono di ottenere un risultato che sia più vicino possibile alla realtà.
L’esposizione si misura tramite un dispositivo chiamatoesposimetro che di solito è integrato nella nostra fotocamera, e che ci viene in aiuto durante i nostri scatti.



Quando scattiamo una fotografia, dobbiamo controllare che le impostazioni della nostra fotocamera siano corrette per la scena che dobbiamo fotografare, ovvero che il rapporto fra tempo e diaframma ci consentano di ottenere un valore EV pari a 0.
Se dopo aver impostato tempo e diaframma a nostro piacimento non raggiungiamo il valore 0 (ovvero l’esposizione corretta), dobbiamo alzare il valore ISO in modo da aumentare la sensibilità del nostro sensore, portando il valore EV verso lo 0.



Quando scattiamo con un valore EV troppo basso la nostra fotografia avrà delle zone sottoesposte, ovvero delle zone molto scure (nere) prive di dettaglio; la sessa cosa succede se sovraesponiamo, solo che le zone sovraesposte saranno completamente bianche, e quindi in entrambi i casi irrecuperabili anche con un programma di fotoritocco.
Ottenere una corretta esposizione serve quindi a farci ottenere più dettaglio possibile (e informazioni quindi) all’interno del nostro fotogramma.
Ricordatevi che più informazioni otterremo da uno scatto, e più la foto sarà lavorabile in fase di sviluppo.

L’istogramma


Un altro comodo modo per capire se stiamo eseguendo una corretta esposizione è utilizzare l’istogramma.
L’istogramma, ci fa visualizzare contemporaneamente, se sono esposte bene le ombre, i mezzi toni e le alte luci.
Durante una ripresa in live view, se premete alcune volte il tasto “Disp.” oppure “info”, verrà visualizzato l’istogramma della scena che state componendo.

 

Come vedete nell’esempio qui in alto, l’importante è riuscire a scattare la nostra fotografia cercando di riempire il mezzo del nostro istogramma, in modo da non avere zone troppo scure o zone troppo chiare, che ci farebbero perdere tantissimo dettaglio.